Tribunale di Udine, inventario
Tribunale di Udine - Limiti entro i quali può essere appresa al fallimento la pensione del fallito.
Art. 46 l.f.
Tribunale di Udine, 21 maggio 2010
Dott. Gianfranco Pellizzoni Presidente rel.
Dott. Francesco Venier Giudice
Dott. Paolo Petoello Giudice
Ai fini dell'applicazione dell'art. 46 primo comma n. 2 l.f., la disponibilità del reddito del fallito va individuata in una misura intermedia far il minimo alimentare, rappresentato dalla pensione sociale minima e il livello minimo socialmente adeguato, in base al criterio sancito dall'art. 36 della Costituzione della retribuzione sufficiente ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa, tenuto conto della situazione del fallito valutata nel suo complesso, in rapporto alla condizione di debitore verso la massa dei creditori ed in tale prospettiva, anche nel caso di procedure con scarso o nessun attivo, il diritto del fallito e della suo nucleo famigliare ad un'esistenza dignitosa non può pertanto essere compresso, se non nei limiti dei criteri fissati dall'art. 36 della Costituzione, contemperando tanto le esigenze del debitore, quanto la tutela dei creditori, al cui soddisfacimento è in tutti i casi diretta la procedura concorsuale. (Riproduzione riservata - Francesco Gabassi)
Tribunale di Udine - Apposizione di sigilli e decreto di acquisizione: presupposti.
Tribunale di Udine, 26 marzo 2010
Dott. Gianfranco Pellizzoni Presidente rel.
Dott. Francesco Venier Giudice
Dott. Paolo Petoello Giudice
Il nuovo testo dell'art. 84 l. fall. prevede che l'apposizione dei sigilli, sui beni che si trovano presso la sede principale dell'impresa e sugli altri beni del debitore ( o meglio dei locali in cui gli stessi sono contenuti), venga effettuata dal curatore ( eventualmente delegando parte delle operazioni a uno o più coadiutori designati dal giudice) secondo le norme dettate dal codice di procedura civile agli artt. 752 e ss. e quindi che l'apposizione possa avvenire esclusivamente sui beni in una situazione - esteriormente palese - di disponibilità del debitore, esistenti presso la sede principale e le sedi secondarie e gli altri luoghi appartenenti al debitore, in applicazione analogica della presunzione di cui all'art. 513 cpc, mentre negli altri casi, di beni detenuti da terzi, che ne rivendichino la proprietà o comunque che si oppongano all'acquisizione all'attivo fallimentare, non è possibile procedere, né alla loro sigillatura, né tantomeno alla loro inventariazione o alla loro acquisizione con i c. d decreti di acquisizione del giudice delegato, la cui legittimità è ora esplicitamente esclusa nell'ipotesi in cui i terzi rivendichino un proprio diritto incompatibile con l'acquisizione, dal novellato disposto di cui all'art. 25, n. 2, l. fall., che ha limitato i poteri del giudice di emettere atti conservativi del patrimonio del debitore, dovendo in questo caso farsi ricorso alle forme ordinarie del sequestro e del giudizio di cognizione ordinaria disciplinate dal codice di procedura civile. (Riproduzione riservata - Francesco Gabassi)


