art. 10
Tribunale di Gorizia – Fondazioni e condizioni di fallibilità
Tribunale di Gorizia, 17 novembre 2011 - Dott. NICOLA RUSSO - Presidente - Dott. CHIARA CAMPAGNER - Giudice - Dott. MICOL SABINO - Giudice relatore.
L'art. 1 l. fall. dispone l'assoggettabilità a fallimento dell'imprenditore che esercita un'attività commerciale; laddove pertanto l'attività svolta da una fondazione si qualifichi come attività imprenditoriale commerciale, il cui elemento caratterizzante è costituito non tanto dallo scopo di lucro, che ben può mancare, ma dalla economicità dei criteri di conduzione dell'impresa, ossia dalla gestione della medesima con modalità idonee a reintegrare i costi attraverso i ricavi nel lungo periodo, tendendo al pareggio di bilancio, si applicherà lo statuto dell'imprenditore commerciale, con conseguente assoggettabilità della stessa fondazione a fallimento. Tale situazione si verificherà altresì nell'ipotesi in cui l'ente si avvalga per lo svolgimento dell'attività economica di un soggetto diverso, ad esempio una società le cui azioni siano in tutto o in parte detenute dal primo, sempre che la fondazione possa qualificarsi come holding e, in quanto a capo del gruppo societario, non si limiti alla gestione conservativa dei pacchetti di controllo, ma indirizzi coordini e finanzi in modo sistematico le attività delle società partecipate, non limitandosi pertanto al mero esercizio della qualità di socio. (avv. Anna Serafini - Riproduzione riservata)
Corte d’Appello Trieste – Abbreviazione d'ufficio dei termini ex art. 15 l.f. - Rapporti fra l’art. 2495 c.c. e l’art. 10 l.f.
Corte d'Appello di Trieste, 27 luglio 2011 - Presidente dott. Oliviero Drigani, consigliere dott. Vincenzo Colarieti, consigliere rel. dott. Francesca Mulloni.
Il presidente del Tribunale può dichiarare anche d'ufficio l'abbreviazione dei termini ex art. 15 l. f., in quanto sussiste un interesse pubblicistico alla regolamentazione della scansione dei tempi dell'istruttoria prefallimentare. (Francesco Gabassi - Riproduzione riservata).
L'abbreviazione dei termini ex art. 15 l. f. è pacificamente giustificata dall'imminente scadenza del termine di cui all'art. 10 l. f. , cui consegue la preclusione della possibilità per i creditori di far accertare l'insolvenza del debitore. (Francesco Gabassi - Riproduzione riservata).
In deroga al disposto di cui all'art. 2495 c.c. - la cui novella è antecedente alla sostituzione dell'art. 10 l. f. da parte del D. L.vo 5/2006 - la società, dopo la cancellazione e fino al decorso di un anno dalla stessa, conserva la personalità giuridica limitatamente al procedimento per la dichiarazione di fallimento, non assumendo la cancellazione a tali fini valore costitutivo ma dichiarativo. Regolare pertanto appare la notifica dell'istanza di fallimento e del decreto di convocazione effettuata entro l'anno dalla cessazione presso l'ultima sede della società risultante dal certificato camerale. (Francesco Gabassi - Riproduzione riservata).
Tribunale di Reggio Emilia - Invalidità del trust funzionale all'applicazione dell'art. 10 l.f.
Tribunale di Reggio Emilia, 14 marzo 2011 - dott. Giovanni Fantidini
Non ogni trust é valido ed efficace in quanto tale, é indispensabile perciò esaminare l'atto costitutivo di trust per comprendere il programma negoziale che si è prefisso il disponente e valutare la meritevolezza degli interessi sottesi a tale atto, oltre che l'eventuale possibilità di raggiungere i medesimi obiettivi con istituti di diritto interno.
Nell'ipotesi di un trust liquidatorio avente lo scopo di realizzare uno "strumento liquidatorio, al fine di operare la liquidazione in modo più ordinato ed efficace, realizzando e garantendo la conservazione del valore dell'impresa, in funzione del miglio realizzo, nell'interesse dei creditori sociali e dei soci", che non si accompagna a nessuna iniziativa di salvataggio di impresa in crisi, é necessario valutare quale sia il valore aggiunto di un trust siffatto rispetto alle ordinarie attività di liquidazione.
Nell'ipotesi in cui un trust abbia il dichiarato scopo di "agevolare il raggiungimento di eventuali accordi stragiudiziali di ristrutturazione dei debiti e/o il risanamento dell'esposizione debitoria", ma non risultino in essere accordi o piani di risanamento (tanto meno ex art. 67 lettera d o ex art. 182 bis l.f.) e l'immediata estinzione della società denoti, al contrario, un intento di chiudere in fretta l'impresa (effetto opposto rispetto alle finalità di ristrutturazione e risanamento nel caso indicate dalla disponente) presumibilmente per far decorrere il prima possibile il termine annuale indicato dall'art. 10 l.f., detto trust non persegue alcuno scopo meritevole di tutela e il suo programma negoziale (causa in concreto) è insussistente mancando sostanzialmente la volontà del disponente di istituire un trust.(Francesco Gabassi - Riproduzione riservata)
Tribunale di Udine - Fallimento della società e morte del socio illimitatamente responsabile.
Tribunale di Udine, 14 gennaio 2011
dott.ssa Alessandra Bottan Griselli - presidente
dott. Gianfranco Pellizzoni - giudice
dott.ssa Mimma Grisafi - giudice
Nell'ipotesi in cui sussistano i presupposti per la dichiarazione di fallimento di una società in accomandita semplice, ma il socio accomandatario sia deceduto oltre un anno prima della dichiarazione di fallimento, va dichiarato il fallimento della sola società. (avv. Francesco Gabassi - Riproduzione riservata)
Tribunale di Udine - Estensione del fallimento a componente di impresa familiare: termine e presupposti.
Tribunale di Udine, 17 settembre 2010Dott. Alessandra BOTTAN PresidenteDott. Gianfranco PELLIZZONI Giudice RelatoreDott. Mimma GRISAFI Giudice
Il termine annuale di cui all'art. 10 l. fall. e 147 l. fall. nel caso di fallimento del socio di fatto di una società di fatto, non può essere fatto decorrere dalla data della dichiarazione di fallimento dell'impresa, ma eventualmente solo dalla data di invio della comunicazione formale dello scioglimento del rapporto da parte del socio di fatto ai creditori o dalla data in cui i creditori ne siano comunque venuti a conoscenza, non determinando il fallimento della società di persone lo scioglimento del vincolo sociale, con la conseguenza che lo spirare del termine annuale dalla dichiarazione di fallimento non impedisce l'estensione del fallimento sociale al socio di fatto. (Francesco Gabassi. - Riproduzione riservata)
A prescindere dal problema più generale relativo alla natura in sè societaria o meno dell'impresa familiare, in ogni caso, quando il rapporto fra i componenti della stessa si strutturi all'esterno, come un rapporto societario, nell'ambito del quale i soci partecipino agli utili ed alle perdite, intrattengano rapporti con i terzi assumendo le conseguenti obbligazioni, spendano il nome della società, manifestando palesemente, nei rapporti esterni, "l'affectio societatis", si costituisce fra i componenti stessi una società di fatto che si sovrappone al rapporto regolato dall'art. 230 bis. cod. civ., di talché tale rapporto perde di rilevanza esterna, con conseguente applicazione - ad esempio - in relazione alle procedure concorsuali, dei principi generali che regolamentano le società di fatto, tra i quali l'assoggettabilità al fallimento di tutti i soggetti che partecipano al rapporto societario. (Francesco Gabassi - Riproduzione riservata)
Tribunale di Napoli - Dichiarazione di fallimento ed onere della prova.
Tribunale di Napoli, 21 aprile 2010 - Est. De Matteis.
Segnalazione del Prof. Massimo Fabiani
Fallimento - Istanza del creditore - Requisiti di fallibilità - Onere della prova - Soddisfazione.
Fallimento - Imprenditore che ha cessato l'esercizio dell'impresa - Riforma - Decorrenza del dies a quo - Cancellazione dal registro delle imprese.
Fallimento - Imprenditore che ha cessato l'esercizio dell'impresa - Cancellazione dal registro delle imprese - Natura dell'atto di cancellazione - Principio dell'effettività - In operatività.
Fallimento - Requisiti quantitativi ex art. 1, comma 2 l.fall. - Accertamento - Dichiarazioni dei redditi e modelli unici IVA - Utilizzabilità in giudizio.
Fallimento - Requisiti quantitativi ex art. 1, comma 2 l.fall. - Applicabilità all'imprenditore persona fisica.
Fallimento - Imprenditore persona fisica - Possesso congiunto dei requisiti di cui all'art. 1, comma 2, l.fall. - Onere della prova - Mancato assolvimento dell'onere della prova.
Ai fini dell'assolvimento dell'onere della prova in tema di dichiarazione di fallimento è sufficiente che il creditore istante alleghi e dimostri che il resistente sia un imprenditore commerciale e che il debito scaduto superi la soglia di Euro 30.000,00. (gc) (riproduzione riservata)
DECRETO DEL TRIBUNALE DI UDINE - INTERPRETAZIONE DELL'ART. 10 L.F- CESSAZIONE DELL'ATTIVITA'
La norma di cui all'art. 10, 2° comma l. fall. va interpretata nel senso che, poiché per le imprese individuali l'iscrizione nel registro delle imprese non ha efficacia costitutiva, ma solo dichiarativa, il debitore è sempre ammesso a provare di aver cessato di fatto l'attività in epoca anteriore al provvedimento di formale cancellazione ex art. 2193 , primo comma cod. civ, sempre che i terzi ne abbiano avuto conoscenza, rimanendo invece legittimati i creditori e il P. M., in deroga a quanto previsto dal secondo comma dell'art. 2913 cod. civ. a provare, che anche dopo la formale cancellazione, l'imprenditore ha continuato di fatto a svolgere attività di impresa commerciale.

