T.A.R. Friuli Venezia Giulia – Trieste – Insussistenza dell’obbligo del curatore fallimentare di rimuovere i rifiuti dell’azienda fallita.

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Data di riferimento: 
18/04/2014

T.A.R. Trieste, 31 ottobre 2012, n. 385 – Pres. Zuballi, Est. Settesoldi.

Fallimento – Ordine di rimozione dei rifiuti dell’azienda fallita – Curatore fallimentare – Obbligo di rimozione dei rifiuti – Insussistenza – Configurabilità dell’obbligo esclusivamente nell’ipotesi di esercizio provvisorio dell’impresa.

Fallimento – Ordine di rimozione dei rifiuti dell’azienda fallita – Curatore fallimentare – Obbligo di rimozione dei rifiuti – Sussistenza solo in ipotesi peculiari – Mancata ottemperanza da parte della società poi fallita – Subentro del curatore nel contratto di locazione.

È esclusa la legittimità degli ordini di rimozione dei rifiuti relativi all’attività di un’azienda fallita rivolti alla curatela fallimentare, da ritenersi pacificamente non responsabile dell’inquinamento. Un’eventuale responsabilità della curatela fallimentare sarebbe configurabile nella sola ipotesi in cui il Tribunale fallimentare competente abbia ritenuto di autorizzare il curatore all’esercizio provvisorio, ai sensi dell’art. 104 L.F., consentendo di superare le finalità solo liquidatorie delle operazioni affidate al curatore. (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata)

L’ordine di rimozione dei rifiuti relativi all’attività di un’azienda fallita rivolto alla curatela fallimentare può essere motivato esclusivamente da peculiari situazioni di fatto, come ad esempio nel caso di mancata ottemperanza da parte della società poi fallita ad una precedente ordinanza sindacale già contenente l’affermazione dell’obbligo di asporto dei rifiuti e divenuta ormai inoppugnabile, nonché nell’ipotesi di esistenza di un contratto di locazione dell’immobile riferibile direttamente alla società poi fallita e in cui era subentrato il curatore fallimentare. (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata)

 

Concetti di diritto fallimentare: 
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