Corte di Cassazione (29614/2018) - Fallimento ed insinuazione al passivo da parte di un avvocato sulla base di un mandato per lo svolgimento di attività stragiudiziale: ammissibilità della prova testimoniale di tale negozio.

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Data di riferimento: 
16/11/2018

Corte di Cassazione, Sez. I civ., 16 novembre 2018 n. 29614 – Pres. Antonio Didone, Rel. Alberto Pazzi.

Fallimento – Avvocato - Anteriore mandato professionale – Incarico di consulenza o attività stragiudiziale – Domanda di insinuazione al passivo - Prova del negozio – Necessità della forma scritta – Esclusione – Utilizzo di altro mezzo consentito dall'ordinamento – Prova testimoniale in particolare – Ammissibilità.

In sede di domanda di insinuazione al passivo fallimentare, può essere oggetto di prova da parte di un avvocato, con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento ed, in particolare,  tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza, anche con testimoni, il negozio di mandato a lui conferito, in data anteriore al fallimento, per lo svolgimento di attività di consulenza e, comunque, di attività stragiudiziale, in quanto tale genere di incarichi non richiedono per poter essere assegnati la forma scritta, né ad sustantiam, né ad probationem, ma possono essere conferiti in una qualsiasi forma idonea, secondo l'ordinamento, a manifestare il consenso delle parti. Ciò in quanto all'ammissibilità di una prova diversa da quella scritta non osta il disposto dell'art. 2233, terzo comma, c.c. stante che detta disposizione prescrive l'utilizzo di quella forma non per provare l'esistenza del mandato professionale ma per stabilire la misura del compenso, stante che diversamente questo deve determinarsi secondo i criteri dalla stessa norma previsti. (Pierluigi Ferrini – Riproduzione riservata)

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