Corte di Cassazione (56458/2018) - Rimessione alle Sezioni Unite della questione relativa alle modalità cui attenersi per la commisurazione delle pene accessorie in caso di condanna per il reato di bancarotta fraudolenta.

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Data di riferimento: 
14/12/2018

Corte di Cassazione, Sez. V pen., 14 dicembre 2018 n. 56458 – Pres. Vessichelli, Rel. Scotti.

Fallimento – Condanna per bancarotta fraudolenta – Art. 216, ultimo comma, L.F. - Modifica ad opera della Corte Costituzionale - Pene accesorie –  Dieci anni – Durata massima  - Considerazione come "non prederminata" o come "prederminata" – Artt. 37 o 133 c.p. -  Norme cui fare riferimento – Decisione demandata alle SS.UU. - Ordinanza di rimessione.

Alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 222 del 05 dicembre 2018, che ha riformulato l'art. 216, ultimo comma, L.F. sostituendo la durata  delle pene accessorie da comminarsi agli autori di uno dei reati previsti da quell'articolo, da "fissa" di dieci anni,  a durata "massima" di dieci anni, la Corte ha ritenuto necessario rimettere al riguardo alle Sezioni Unite un'articolata questione di diritto per stabilire se le pene accessorie, in caso di condanna  per i reati di bancarotta fraudolenta, debbano considerarsi di durata "non prederminata", e come tali soggette alla regola generale di cui all'art. 37 c.p., a mente della quale la pena accessoria ha una durata uguale a quella della pena principale inflitta, ovvero di durata "predeterminata" e pertanto da infliggersi a seguito di commisurazione da parte del  giudice del merito, sulla base dei parametri previsti dall'art. 133 c.p. (Pierluigi Ferrini – Riproduzione riservata)

[cfr. in questa rivista: Corte Costituzionale, 05 dicembre 2018 n. 222 https://www.unijuris.it/node/4470]

https://www.penalecontemporaneo.it/upload/7977-cass-ord-56458-18.pdf

 

http://www.fallimentiesocieta.it/node/1880    

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