Tribunale di Milano – Fallimento: preclusioni che conseguono all'ammissione di un credito allo stato passivo o alla deduzione di una compensazione che non risulti contestata.

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Data di riferimento: 
07/03/2018

Tribunale di Milano, Sez. II civ., 07 marzo 2018 – Giudice unico Filippo D'Aquino.

Fallimento – Stato passivo – Ammissione definitiva di un credito   - Efficacia preclusiva inter partes.

Fallimento –  Creditore  - Eccezione di compensazione  - Mancata contestazione –  Titolo sulla base del quale è stata ammessa – Validità ed efficacia -  Preclusione di ogni successiva obiezione – Curatore – Stato passivo – Controcredito del fallito –  Documento probatorio - Dedotta opponibilità  - Preclusione di ogni futura diversa deduzione.

Nel procedimento fallimentare, l'ammissione definitiva di un credito allo stato passivo, una volta che questo risulti essere stato reso esecutivo ai sensi dell'art. 97 L.F., acquisisce un criterio di stabilità all'interno della procedura concorsuale assimilabile al giudicato, con efficacia preclusiva di ogni questione che riguardi il credito, comprese le eventuali cause di prelazione che lo assistono, questioni che non possono più essere riproposte inter partes neanche successivamente in altro giudizio in sede ordinaria. (Pierluigi Ferrini – Riproduzione riservata)

L'eccezione  mediante la quale un creditore deduca, ai sensi dell'art. 56 L.F., la compensazione tra un suo debito verso il fallito ed un suo credito nei confronti dello stesso, laddove non contestata, risulta preclusiva di ogni successiva obiezione in merito alla validità ed efficacia del titolo sulla base del quale è stata disposta ed ammessa la compensazione. Lo stesso dicasi nel caso sia il curatore del fallimento ad eccepire in compensazione, in sede di verifica dello stato passivo, avvalendosi di un documento sottoscritto dal fallito, un controcredito di questi, stante che l'avere il curatore fatto valere un diritto contrattuale dello stesso fallito comporta la preclusione di ogni eventuale ragione di inefficacia di quel documento, in quanto incompatibile con la sua dedotta opponibilità alla massa dei creditori. (Pierluigi Ferrini – Riproduzione riservata)

http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/19324.pdf

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