Tribunale di Prato – Concordato preventivo di società con soci illimitatamente responsabili sfociata nella dichiarazione di fallimento: presupposti per il riconoscimento della prededuzione a favore dell'attestatore.

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Data di riferimento: 
09/05/2019

Tribunale Ordinario di  Prato, Unico Fallimentare, 09 maggio 2019 – Pres. Rel. Raffaella Brogi, Giudici Giulia Simoni e Stefania Bruno.

Concordato preventivo – Mancata approvazione da parte dei creditori – Non convenienza rispetto all'alternativa fallimentare - Consecuzione tra procedure – Dichiarazione di fallimento - Assenza di contestazioni - Stato passivo – Credito privilegiato  del professionista attestatore – Riconoscibilità del beneficio della  prededuzione.

Società di persone – Concordato preventivo ammesso  - Beni dei soci illimitatamente responsabili – Mancata considerazione quale attivo nella proposta – Operazione lecita - Presupposto non necessario - Voto sfavorevole da parte dei creditori – Non convenienza rispetto all'alternativa fallimentare – Possibilità di rivalersi in quella sede anche sul patrimonio dei soci - Dichiarazione di fallimento – Professionista attestatore – Credito per l'attività svolta in precedenza – Riconoscimento della prededuzione.

La valutazione di non convenienza della proposta concordataria espressa su questa dai creditori mediante il voto negativo, in mancanza di acclarate condotte frodatorie nei loro confronti, non può elidere, nella successiva sede fallimentare, il riconoscimento della funzionalità della prestazione resa dall’attestatore ex art. 161, terzo comma L.F., con la conseguenza che, in assenza di contestazioni circa il corretto adempimento della di lui attività professionale, deve essere allo stesso comunque riconosciuta la prededuzione di cui all'art. 111, secondo comma, L.F. nonostante quella procedura sia poi sfociata , per la ragione suddetta, nel fallimento. (Pierluigi Ferrini – Riproduzione riservata)

Costituisce un’operazione lecita da parte di una società di persone, in sede di presentazione di una domanda di ammissione a concordato preventivo, il mancato inserimento dei beni dei soci illimitatamente responsabili nell’attivo concordatario o l’inserimento solo di alcuni dei loro beni, essendo obbligatoria, ai sensi dell'art. 161, secondo comma, lettera d), L.F., al fine di consentire ai creditori di poter poi esprimere un voto consapevole sulla proposta concordataria in relazione all’alternativa costituita dalla dichiarazione di fallimento, solo la loro corretta informazione circa la consistenza e l’ammontare del patrimonio di quelli [nello specifico, pertanto, il Tribunale ha ritenuto che la  circostanza che i soci illimitatamente responsabili avessero optato per il mancato conferimento nell’attivo concordatario di alcuni loro beni,  non potesse costituire motivo sufficiente per  escludere, secondo una valutazione da eseguirsi ex ante, in sede fallimentare, il riconoscimento   all'attestatore del beneficio della prededuzione ex art. 111, secondo comma, L.F. e ciò  in ragione del fatto  che la prestazione dallo stesso resa in sede di presentazione da parte della società della  domanda di concordato preventivo risultava, per la  piena conformità dei contenuti del piano alle disposizioni di cui agli artt. 160-161 L.F., essere stata comunque "funzionale" a quella procedura ed in ragione, anche, della mancata contestazione da parte della curatela dell’omessa propalazione dei beni intestati ai soci, da parte della ricorrente non inseriti all’interno del piano concordatario, risultando tra l'altro  incontestato che la società, poi dichiarata fallita a seguito del voto negativo espresso dai creditori, fosse stata comunque inizialmente ammessa alla procedura di concordato ex art. 163 L.F.] . (Pierluigi Ferrini – Riproduzione riservata)

http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/21867.pdf

[cfr. in questa rivista: Corte di Cassazione, Sez. I civ., 10 gennaio 2017, n. 280  https://www.unijuris.it/node/3175  e 16 maggio 2018, n. 12017  https://www.unijuris.it/node/4114]

 

 

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